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Dio, la Persona Suprema, disse: O figlio di Prtha, per lo spiritualista impegnato in attività propizie, non c’è distruzione né in questo mondo né nell’altro. Mai, amico Mio, il male s’impadronisce di chi fa del bene.

SPIEGAZIONE: Nello Srimad-Bhagavatam (1.5.17) Sri narada Muni rivolge a Vyasadeva queste parole: ‘Chi abbandona ogni progetto materiale e senza riserve prende rifugio in Dio, la Persona Suprema, non rischia di degradarsi o di perdere qualcosa. Chi invece compie scrupolosamente i propri doveri, ma non adora Dio, non raccoglie alcun frutto’. Quando si hanno motivazioni materiali, si devono compiere numerose attività rispondenti alle ingiunzioni delle Scritture o conformi alle tradizioni, ma chi vuol progredire sul sentiero spirituale, sulla via della coscienza di Krishna, deve smettere di compiere attività materiali. Si potrebbe quindi pensare che se il devoto non raggiunge la perfezione in questa vita, se non completa il suo sforzo, avrà perso tutto, materialmente e spiritualmente. Le Scritture insegnano che quando una persona trascura i suoi doveri dovrà subirne le conseguenze; succederà la stessa cosa a chi non compie correttamente i doveri spirituali? Lo Srimad-Bhagavatam rassicura lo spiritualista che ha fallito nel suo tentativo: non sarà mai perdente, perché anche se dovesse soffrire per non essersi assunto pienamente le sue responsabilità materiali, i suoi conseguimenti nella coscienza di Krishna non saranno mai dimenticati. Anche se rinascesse in una famiglia di basse condizioni, avrebbe sempre la possibilità di continuare la sua evoluzione spirituale, mentre chi non è cosciente di Krishna non otterrà necessariamente i risultati sperati, quand’anche avesse svolto con grande scrupolosità tutti i suoi doveri materiali.”

(Bhagavad-gita, 6.40)

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