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“L’azione interessata, compiuta per godere dei sensi, è la causa del condizionamento materiale. Finché una persona agisce al solo scopo di migliorare le sue condizioni di vita materiale dovrà trasmigrare di corpo in corpo, perpetuamente prigioniera del mondo materiale. Lo Srimad-Bhagavatam(5.5.4-6) lo conferma: ‘L’essere umano è avido di piaceri materiali e ignora che il corpo, esposto a ogni tipo di sofferenze, è il risultato delle azioni interessate compiute nel passato. Anche se temporaneo, questo corpo è fonte di continui problemi. Non è bene agire quindi solo per appagare i sensi. Vive invano chi non s’interroga sulla propria vera identità, perché ignorandola agisce unicamente allo scopo di godere dei sensi, e finché si resta assorti nella ricerca del piacere materiale si sarà costretti a trasmigrare da un corpo all’altro. Anche se la mente è influenzata dall’ignoranza e piena del desiderio di godere dei frutti dell’azione si deve sviluppare attaccamento per il servizio di devozione al Signore, Vasudeva (Krishna). Soltanto allora si potranno spezzare le catene dell’esistenza materiale.’

Per raggiungere la liberazione non è sufficiente essere un jnani, cioè conoscere la propria identità di anima spirituale distinta dal corpo, si deve anche agire di conseguenza, perché questo è l’unico modo di sfuggire al condizionamento della materia. L’azione in coscienza di Krishna, tuttavia, non ha niente in comune con l’azione imperniata sull’interesse personale. Unire l’azione alla conoscenza rafforza il nostro progresso sulla via del vero sapere. Se invece l’anima condizionata rinuncia alle attività interessate, ma non prende parte alle attività della coscienza di Krishna, non potrà purificare il cuore, e finché le impurità saranno presenti le sarà impossibile evitare di ricadere nell’azione interessata. Soltanto l’azione compiuta nella coscienza di Krishna la libera automaticamente dalle catene del karma e le impedisce di cadere di nuovo sul piano materiale. L’azione compiuta nella coscienza di Krishna è dunque superiore alla semplice rinuncia, che comporta sempre il rischio di una caduta ed è quindi incompleta. Srila Rupa Goswami conferma questo nel suo Bhakti-rasamrta-sindhu (1.2.258): ‘La rinuncia della persona che desidera raggiungere la liberazione non sarà mai completa se rifiuta le cose collegate a Dio considerandole materiali.’

La rinuncia è completa solo quando si ha la consapevolezza che tutto appartiene a Dio e che nessuno può quindi ritenersi proprietario di qualcosa. Del resto, quando comprendiamo che niente ci appartiene, come può esserci questione di rinuncia? Solo chi riconosce in Krishna il proprietario supremo dà prova di vera rinuncia. E poiché tutto appartiene a Lui, tutto va usato al Suo servizio. Questo tipo di azione, compiuta nella coscienza di Krishna, è perfetta…

(Bhagavad-gita, 5.2)

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