Nelle specie animali l’essere vivente è dominato soprattutto dagli istinti naturali seguendo un rigido schema di comportamento dettato dalle necessità del suo corpo: ne consegue che gli animali non sono responsabili delle azioni del corpo, le quali non provocano quindi delle reazioni. Ma l’uomo si distingue dall’animale per le sue pesanti responsabilità.

Srila Prabhupada, in una conversazione con alcuni ospiti tenutasi a Los Angeles nel 1968, affermò:

“Quando gli animali mangiano la carne seguono la legge della natura. Quando tu mangi la carne infrangi questa legge. Non siamo semplicemente degli animali. Siamo animali e in più esseri umani. Se potenzieremo le nostre qualità di esseri umani, la nostra vita sarà perfetta. Se invece rimarremo a livello di animali, la nostra vita non sarà perfetta.”

Srila Prabhupada spiega che secondo le leggi dello Stato un omicida deve essere condannato a morte e gli uomini, per ignoranza, non riescono a capire che l’universo materiale è come un grande Stato, del quale il Signore Supremo è il sovrano. Ogni essere creato è figlio di Dio e, secondo la legge divina descritta nelle Scritture sacre, uccidere un animale è grave quanto uccidere un uomo.

Mangiare carne significa partecipare ad un inutile massacro di altri esseri, il che provoca cattive reazioni karmiche nel corso di questa vita o della prossima. I Veda spiegano che colui che uccide un animale per cibarsene diverrà egli stesso una vittima nella sua prossima vita e, a sua volta, sarà cibo per gli altri.

Molta gente, convinta che uccidere un animale con le proprie mani sarebbe cosa troppo violenta, si ritiene tuttavia esente dalla violenza se mangia carne di animali uccisi da altri. Ma secondo le leggi del karma, tutti coloro che hanno collaborato all’uccisione di un animale sono colpevoli: chi ha dato il permesso, chi ha ucciso, chi compra la carne, chi la cucina e chi la mangia così come nei tribunali tutti coloro che hanno partecipato ad un delitto sono ritenuti responsabili, anche chi commissiona l’assassinio.

La scienza della salute vedica tradizionale (l’ayurveda) insegna che verdure, cereali, frutta, latte e acqua sono il nutrimento adatto all’essere umano: ciò è confermato da Krishna stesso nella Bhagavad-gita. Si potrebbe obiettare che anche i vegetali rappresentano delle entità viventi. Ma quando si toglie la vita ad una pianta, essa soffre molto meno intensamente di un animale poiché il suo sistema nervoso è meno sviluppato.

Tuttavia anche uccidendo una pianta si dovranno sicuramente subire reazioni karmiche negative. Ecco perché Krishna nella Bhagavad-gita insegna che l’uomo non solo dovrebbe mangiare cibo vegetariano, ma lo dovrebbe offrire prima a Lui:

“Se qualcuno Mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto o dell’acqua, accetterò la sua offerta.”

(Bhagavad-gita, 9.26)

Dio non ha bisogno di niente da nessuno perché è sufficiente in Se stesso, eppure accetta l’offerta del Suo devoto in uno scambio d’amore e d’affetto. Egli non manca di nulla: ha in Se stesso la Sua pienezza, tutto proviene da Lui e noi possiamo offrirGli soltanto il nostro amore e la nostra gratitudine.

Perciò l’ingrediente principale nella preparazione, nella presentazione come nell’offerta di questi piatti, deve essere l’amore. Chi ama Dio Gli offrirà tutto ciò che Lui desidera, e non ciò che non gradisce o non ha chiesto.
Krishna aggiunge:

“I devoti del Signore sono liberi da ogni peccato perché si nutrono di cibo offerto prima in sacrificio. Gli altri, che preparano il cibo solo per un piacere personale, in verità si nutrono solo di peccato.”

(Bhagavad-gita, 3.13)

Gli esseri umani, ai quali il Signore ha fornito cereali, verdura, frutta e latte, hanno il dovere di riconoscere la misericordia del Signore. Con questo cibo santificato, chiamato prasadam, si è protetti dalle reazioni karmiche e si progredisce spiritualmente. Prasadam letteralmente significa “misericordia del Signore”: con le Sue immense energie trascendentali Dio può convertire la materia in spirito.

Srila Prabhupada fa l’esempio di un pezzo di ferro che quando viene messo in una fiamma diventa rosso incandescente assumendo tutte le caratteristiche del fuoco; allo stesso modo la sostanza materiale del cibo che viene offerto a Krishna diventa completamente spiritualizzata.

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