Se confrontassimo le creature erbivore con quelle carnivore noteremo subito che le prime sono dotate di denti aguzzi che servono a lacerare e a masticare la carne e di artigli che aiutano a catturare la preda, ma entrambe queste caratteristiche sono assenti nell’uomo.

Gli animali carnivori poi dispongono nello stomaco di succhi gastrici ricchissimi di acido cloridrico, indispensabile per digerire la carne, acido che nell’essere umano, così come negli altri animali erbivori, è prodotto dallo stomaco in una quantità venti volte inferiore.

Un’altra differenza fondamentale tra il carnivoro e il vegetariano è riscontrabile nel tratto intestinale nel quale avviene l’ultima parte della digestione che serve a far passare gli alimenti nutritivi nel sangue.

Un boccone di carne non è altro che un pezzo di cadavere la cui putrefazione crea velenosi rifiuti all’interno del corpo e per questo deve essere rapidamente eliminato, cosa non possibile per l’uomo. Mentre negli animali l’intestino è tre volte la lunghezza del corpo, il nostro tratto intestinale è lungo quattro volte di più rispetto agli animali carnivori: la carne nel nostro lungo intestino si decompone rapidamente producendo numerosi e pericolosi effetti tossici e uno degli organi maggiormente attaccati da queste tossine è il rene, organo vitale che elimina i rifiuti del sangue.

Un’altra indicazione del fatto che sia innaturale per l’uomo il consumo di carne è data dall’incapacità del corpo umano di elaborare una dose eccessiva di grassi animali contenuta nei cibi, mentre gli animali carnivori sono in grado di metabolizzare una quantità quasi illimitata di colesterolo e grassi senza alcuna conseguenza negativa.

Se l’uomo consuma una dose superiore di colesterolo o grassi saturi di quella richiesta dal proprio corpo, i depositi grassi (placche) si accumulano nelle pareti interne delle arterie provocandone l’indurimento, ossia l’arteriosclerosi, e poiché i depositi di grasso impediscono il normale flusso del sangue verso il cuore, aumenta la probabilità di collassi, attacchi cardiaci ed infarti (fin dal 1961, il Journal of the American Medical Association scrisse che il 97% delle malattie cardiache, le quali causano più della metà dei decessi per malattia negli Stati Uniti, si possono prevenire con una dieta vegetariana).

Un’ulteriore prova che l’intestino dell’uomo non sarebbe adatto a digerire carne, viene fornita da numerosi studi che stabiliscono una stretta relazione tra il cancro del colon (e non solo) e una dieta ricca di carne, la quale, mentre viene digerita, produce steroidi metabolici in possesso di proprietà cancerogene. Nel suo saggio Notes on the causation of cancer, Rollo Russel scrive: “Ho rilevato che su venticinque nazioni dove la gente è prevalentemente carnivora, diciannove registravano un’alta percentuale di cancro e soltanto una presentava una percentuale bassa, mentre su trentacinque nazioni ad alimentazione prevalentemente vegetariana, nessuna presentava una percentuale notevole di cancro.”

Non bisogna sottovalutare inoltre la pericolosità dei numerosi prodotti chimici che vengono aggiunti alle carni: tranquillanti, ormoni, antibiotici, stimolanti della crescita, conservanti chimici usati per rallentare il processo di putrefazione nelle carni e per dare loro quel colore rosso, alla vista migliore del naturale color grigio-marrone che allontanerebbe molti consumatori.

Poiché gli animali sono costretti dagli allevatori industriali a vivere in condizione di scarsa igiene e in poco spazio, necessitano di dose massicce di antibiotici che vengono ingeriti dall’uomo insieme alla carne, nella quale sono contenute anche altre sostanze nocive che rimangono nel sangue dell’animale a causa della macellazione violenta, come l’urea e l’acido urico, contaminando ulteriormente la carne destinata ai consumatori.

In aggiunta ai veleni chimici, spesso la carne trasporta le malattie degli animali da macello (e in questi ultimi anni ne siamo stati tutti più volte testimoni) che, stipati tutti insieme in condizioni di scarsa igiene e ipernutriti in modo innaturale, si ammalano molto più spesso degli altri.

Molto spesso la parola “vegetarianismo” provoca l’immediata domanda che si interroga sulla necessità di assumere le proteine ma la convinzione che la carne ne abbia il monopolio non è altro che un luogo comune. Infatti nella digestione la maggior parte di esse si trasforma riconvertendosi in amminoacidi, utilizzati dal corpo per la crescita e il rinnovo dei tessuti: di questi ventidue amminoacidi, tutti, tranne otto, possono essere sintetizzati dal corpo stesso e gli altri otto “essenziali” si trovano in abbondanza nei prodotti del latte, del grano, dei fagioli, delle noci (trenta grammi di formaggio, di arachidi o di lenticchie, ad esempio, contengono più proteine di un hamburger). E se è vero che la mancanza di proteine è causa di debolezza, è anche vero che le proteine in eccesso non vengono utilizzate dal corpo e si trasformano in scorie azotate che affaticano i reni.

Un’appropriata dieta vegetariana procura un nutrimento più energetico della carne: in una serie di prove comparative condotte dal Dottor Irving Fisher di Yale, i vegetariani risultano di gran lunga migliori negli stessi test fisici proposti ai carnivori, protraendo alcune prove di potenza fisica per un tempo due o tre volte più lungo e riprendendosi dalla fatica in un quinto del tempo necessario agli altri. Questo perché la fonte primaria di energia per il corpo sono i carboidrati, mentre le proteine vengono utilizzate come fonte secondaria e, in realtà, eccessive dosi di proteine diminuiscono anziché aumentare le energie.

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