Sri Caitanya Mahaprabhu


Sri Caitanya Mahaprabhu apparve a Navadvipa, in Bengala, nel febbraio 1486. Nel corso della Sua vita rivoluzionò l’India secondo diversi aspetti:

filosoficamente sconfiggendo i più grandi eruditi del Suo tempo con la più elevata conoscenza personale della Verità Assoluta; politicamente, conducendo un movimento in massa di disobbedienza civile non-violenta (cinquecento anni prima di Gandhi) teso a sfidare l’oppressione dei governatori musulmani; sociologicamente, eliminando le restrizioni stereotipate del sistema ereditario indù delle caste; culturalmente, inaugurando un movimento religioso rivoluzionario ora diffuso in tutto il mondo.

Sri Caitanya è riconosciuto dagli studiosi e dagli storici come un grande mistico, un riformatore sociale, un filosofo e un santo ma i Veda affermano enfaticamente che Egli non è altri che Dio stesso, la Persona Suprema nella Sua incarnazione dalla carnagione dorata, che con la Sua infinita misericordia e compassione discende di Sua propria volontà per salvare le anime condizionate intrappolate nelle tenebre dell’esistenza materiale.

La Sua venuta è stata profetizzata quarantacinque secoli prima della Sua apparizione dalle Scritture vediche dell’antica India e a conferma di ciò sono numerosi i passi dalle Scritture che si possono citare. Ad esempio, Krishna stesso nella Bhagavad-gita afferma:

“Ogni volta che in qualche luogo dell’universo la religione declina e l’irreligione avanza, o discendente di Bharata, Io vengo in persona.” (Bhagavad-gita 4.7);

nel Brahma-yamala: “Talvolta appaio personalmente sulla superficie del mondo nelle vesti di un devoto. Più precisamente, appaio come il figlio di Saci [la madre di Sri Caitanya] nel Kali-yuga [l’attuale epoca di dissidi, materialismo e ipocrisia] per dare inizio al movimento del sankirtana [il canto collettivo dei santi nomi di Dio].”

Risulta dunque evidente che il Signore Caitanya è Krishna nella forma di un Suo devoto, forma assunta per mostrare con il proprio esempio di vita alla gente come sviluppare sincero amore per Dio e liberare così le anime dall’esistenza condizionata.

Per ogni epoca esiste un metodo religioso prescritto: nel Satya-yuga (l’età dell’oro nella quale regnavano la virtù, la saggezza e la religione, senza la minima traccia di ignoranza o di vizio) era possibile impegnarsi in una lunga meditazione per giungere alla realizzazione spirituale; nel Treta-yuga (l’età d’argento nella quale comincia ad apparire il vizio) la perfezione spirituale era ottenuta compiendo grandi sacrifici;

nello Dvapara-yuga (l’età di rame nella quale con l’aumentare del vizio la virtù e la religione declinano) si giungeva alla realizzazione spirituale adorando la Divinità nel tempio; ma nell’età di Kali (l’età del ferro, cominciata circa cinquemila anni fa, nella quale abbondano i conflitti, l’ignoranza, l’irreligione, il vizio e nella quale la vera virtù è praticamente scomparsa) il metodo raccomandato per raggiungere la realizzazione spirituale consiste nell’ascoltare e cantare i santi nomi, le glorie e i divertimenti del Signore.

La missione del Signore Caitanya consisteva proprio nel predicare e diffondere l’importanza del canto dei santi nomi in questa età di Kali, o età della discordia. Srila Prabhupada scrive: “In questa era basta un nonnulla per accendere gravi conflitti, perciò gli sastra [le Scritture] raccomandano un metodo di realizzazione spirituale comune a tutti: il canto dei santi nomi del Signore.”

Seguendo le orme di Sri Caitanya, chiunque può fare progressi sul sentiero spirituale e raggiungere la coscienza trascendentale, la coscienza di Krishna, cantando il maha-mantra, il grande canto della liberazione:

“Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare

Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare.”

Questo canto ci permette di risvegliare la nostra pura e originale coscienza: pronunciando questa vibrazione trascendentale, possiamo allontanare dal cuore timori ed ansietà, alla base delle quali c’è l’erronea credenza di essere i padroni di tutto ciò che ci circonda.

Poiché il canto si situa su un piano spirituale, questa vibrazione sonora è in grado di superare tutti i piani inferiori di coscienza (sensuale, mentale e intellettuale). E poiché il Signore è assoluto, in Lui non esiste differenza tra Se stesso, il Suo nome, la Sua forma, le Sue qualità: cantare il Suo santo nome significa dunque essere in Sua presenza.

La vita di Sri Caitanya Mahaprabhu

Fin dalla tenera infanzia Sri Caitanya cominciò a mettere in evidenza l’importanza dei santi nomi: da piccolo, sulle ginocchia di Sua madre, smetteva di piangere non appena sentiva intonare il canto di essi.
L’infanzia del Signore Caitanya fu segnata da numerosi episodi straordinari: Sri Caitanya era ancora un bambino che cammina carponi nel cortile di casa quando gli si avvicinò un ladro, il quale, attratto dai gioielli che ornavano il Suo corpo, Lo rapì.

Il brigante cercò un luogo solitario per poter spogliare il bambino ma si perse, tornò sui suoi passi e si ritrovò nuovamente di fronte alla casa del piccolo Caitanya: temendo di essere catturato, lasciò subito il bambino e scappò via.

Un giorno, mentre un brahmana pellegrino, ospite a casa sua, si apprestava ad offrire del cibo a Dio, il piccolo Si avvicinò e cominciò a gustare i cibi preparati per l’offerta. Poiché aveva toccato il cibo, esso non poté più essere offerto in sacrificio, così il brahmana dovette preparare una nuova offerta ma lo stesso episodio accadde una seconda e una terza volta finché il piccolo non venne mandato a letto.

Verso mezzanotte, quando tutta la famiglia dormiva profondamente, il brahmana provò ad offrire nuovamente il cibo ma ancora una volta il bambino arrivò e rovinò l’offerta: il pellegrino si mise allora a piangere e in quel momento il bambino, che è il Signore stesso, Si mostrò al fortunato brahmana nella Sua forma di Krishna, rivelandogli così la Sua vera identità.

A sedici anni il Signore Caitanya fondò una scuola nel suo villaggio nella quale si parlava unicamente di Krishna, anche durante i corsi di grammatica (ancora oggi, specialmente nelle scuole del Bengala, si insegna una grammatica sanscrita le cui regole sono tutte spiegate con esempi che si avvalgono dei santi nomi del Signore).

A quell’epoca giunse a Navadvipa un grande erudito che voleva tenere dei dibattiti pubblici sulle Scritture, ma sorprendentemente il giovane Caitanya riuscì a mettere in evidenza le debolezze letterarie del suo interlocutore, nonostante fosse ancora un giovane ragazzo e si trovasse di fronte un uomo molto sapiente, il quale poi diventò un Suo discepolo.
Il Signore Caitanya Si sposò con grande sfarzo e nella gioia di tutti.

Nello stesso periodo della Sua vita prese l’iniziazione e da quel momento cominciò a predicare il canto collettivo e pubblico dei santi nomi nella città di Navadvipa. Diventò sempre più popolare, e non solo per la sua immensa erudizione, suscitando l’invidia di alcuni brahmana che arrivarono al punto di protestare contro di Lui dal magistrato musulmano della città.

Il cadì proibì ai discepoli del Signore Caitanya di cantare ad alta voce i nomi di Dio ma il Signore, in risposta, organizzò un movimento di disobbedienza civile, una sfilata di centomila uomini impegnati in un maestoso canto collettivo dei santi nomi di Dio che marciò per le diverse vie di Navadvipa, sfidando l’ordine del cadì.

Il Signore intrattenne una lunga conversazione con il cadì stesso e il magistrato della città, anche lui uomo di sapere, sul Corano e sulle Scritture vediche: Sri Caitanya finì con il convincere il cadì, il quale non solo emanò un editto secondo il quale nessuno doveva più ostacolare il movimento del sankirtana (il canto collettivo dei nomi di Dio) istituito dal Signore, ma diventò anche Suo discepolo.

Per diffondere il Suo messaggio, ogni giorno Sri Caitanya predicava vigorosamente e inviava tutti i Suoi discepoli e compagni a predicare di porta in porta lo Srimad-Bhagavatam, la Scrittura che narra dei sublimi divertimenti di Krishan. Un giorno Sri Nityananda e Srila Haridasa Thakura, due tra i Suoi discepoli più intimi, mentre camminavano per una grande via della città vennero informati che due fratelli ubriachi, Jagai e Madhai, stavano disturbando i passanti.

Questi due fratelli venivano da una rispettabile famiglia di brahmana, ma a causa di cattive compagnie diventarono molto viziosi: si ubriacavano, mangiavano carne, andavano a caccia di donne, derubavano la gente e commettevano molti altri peccati. I due devoti del Signore, con l’intento di salvare i due fratelli da un’esistenza così peccaminosa, si avvicinarono loro pregandoli di cantare i santi nomi di Dio ma vennero a lungo molestati da Jagai e Madhai, fino al punto che uno dei due fratelli il giorno seguente lanciò un coccio di terracotta contro Sri Nityananda, procurandogli una ferita alla testa.

Nonostante avesse ricevuto questo odioso gesto, Sri Nityananda, nella sua infinita generosità, cercò ancora di predicare ai due fratelli e questo Suo atteggiamento sorprendette Jagai che si prostrò ai Suoi piedi chiedendogli di perdonare l’offesa del fratello. Nel frattempo la notizia del ferimento di Nityananda giunse al Signore che Si precipitò sul luogo dell’offesa pronto ad uccidere i due colpevoli, poiché il Signore Supremo, benché possa tollerare le offese commesse contro Se stesso, non è disposto a tollerare che vengano ingiuriati od offesi i Suoi devoti.

A quel punto Nityananda Prabhu Gli ricordò la Sua missione di liberare le anime disperatamente cadute del Kali-yuga, anime che Jagai e Madhai impersonificavano alla perfezione: quasi tutti gli uomini di questa era sono paragonabili a questi due fratelli, anche quando provengono da famiglie rispettabili e sono dotati di qualità materiali.

Sri Nityananda implorò il Signore Caitanya di accordare il Suo perdono ai due fratelli, che si gettarono ai piedi del Signore e Lo pregarono di dimenticare il loro infimo comportamento: essi dopo aver completamente abbandonato tutte le loro attività peccaminose e i loro vizi, furono accettati come discepoli da Sri Caitanya.

Questa è la Sua magnanimità: nell’era in cui viviamo nessuno può pretendere di essere libero dal peccato, ma Sri Caitanya accoglie tra i Suoi discepoli ogni genere di peccatori, a condizione che promettano di non indulgere più nei loro vizi. Così come superò le condizioni morali nella Sua missione di salvare le anime condizionate, allo stesso modo il Signore Caitanya non riconobbe mai il sistema stereotipato delle caste, fondato sui diritti acquisiti per nascita, preferendo seguire le istruzioni delle Scritture che riconoscono solo l’identità reale di ogni essere.

Sri Caitanya non compì tanti miracoli quanti ce ne potremmo aspettare da un tale personaggio, ma un giorno, al culmine del canto collettivo dei santi nomi di Dio, chiese ai Suoi discepoli che cosa desiderassero mangiare. Essi risposero che avrebbero voluto dei manghi, sebbene il frutto fosse fuori stagione.

Il Signore Caitanya chiese allora che gli venisse portato un nocciolo di mango, lo piantò nel cortile e subito spuntò un germoglio che divenne in brevissimo tempo un albero di mango, carico di frutti maturi in tale quantità che i devoti riuniti non riuscirono a mangiarli tutti.

Per aumentare la potenza della sua opera di predica, Sri Caitanya accettò il sannyasa, l’ordine di rinuncia, alla fine del Suo ventiquattresimo anno di età: il resto della Sua vita lo dedicò pienamente alla diffusione dell’insegnamento della bhakti, il puro amore per Dio, l’essenza e lo scopo comune a tutte le diverse professioni religiose.

Il Suo approccio alla vita monastica fu rivoluzionario: al contrario di altri mendicanti che enfatizzavano lo studio delle Scritture e le rigorose tecniche di meditazione, il Signore Caitanya Si recava di città in città danzando e cantando i santi nomi di Dio. Più volte manifestò i sintomi dell’estasi spirituale, fino al punto di cadere al suolo privo di sensi: Egli Si risvegliava solo al suono dei santi nomi del Signore cantati dai Suoi devoti.

Tale estasi può manifestarsi solo nei devoti più avanzati, già situati sul piano trascendentale e completamente dimentichi dell’esistenza materiale.
Nel suo peregrinare incontrò Sarvabhauma Bhattacarya, il logico più famoso del tempo e una persona di grandissima autorità grazie alla sua posizione di preside della facoltà di stato di lettere sanscrite.

L’erudito desiderava analizzare scrupolosamente l’estasi trascendentale di Sri Caitanya poiché spesso succedeva (e accade ancora oggi) che dei devoti senza scrupoli imitino tale estasi per poter attirare le persone ingenue e poterle sfruttare, ma un sapiente erudito come Bhattacarya era in grado di scoprire tali impostori e smascherarli.

Sarvabhauma Bhattacarya, alla luce delle Scritture, accertò tutti i sintomi di estasi mostrati da Sri Caitanya Mahaprabhu e conversando con Lui sulle spiegazioni di alcuni versi dello Srimad-Bhagavatam, si convinse che la conoscenza del suo interlocutore non poteva venire da una creatura terrena: cominciò a sospettare di aver commesso una grave offesa nei confronti del Signore Caitanya per non averLo riconosciuto come Krishna stesso e subito si abbandonò a Lui, pentendosi del suo comportamento sconveniente.

Il Signore, nella Sua grande bontà, lo accettò come Suo devoto e nelle Sua infinita misericordia gli mostrò la Sua forma di Krishna a due braccia e con un flauto tra le dita; poi lo abbracciò e per l’estasi spirituale Bhattacarya perse coscienza della sua condizione fisica: lacrime, brividi, palpiti, gocce di sudore, ondate di emozioni, movimenti di danza, impeti di canto, pianti… tutti gli otto sintomi dell’estasi spirituale apparvero nel corpo di Bhattacarya.

Il Signore Caitanya grazie al Suo personale carisma, ai Suoi insegnamenti e al Suo carattere esemplare diventò una celebrità con centinaia di migliaia di persone che adottarono il Suo insegnamento: il santo nome. Tutta l’elite dell’India si recò da Lui per incontrarLo desiderosi di imparare i Suoi insegnamenti e di ricevere la Sua benedizione.

La Sua personalità era irresistibile e il Suo approccio alla vita contagioso.
Il Signore Si diresse verso il Sud dell’India: convertì in devoti di Krishna tutti quelli che incontrò sul Suo cammino, e questi a loro volta convertirono numerosi altri al servizio di devozione.

I devoti del Signore Caitanya provenivano da famiglie, razze e religioni diverse poiché Egli non diede alcuna importanza alle apparenze esteriori ma solamente al grado di devozione manifestato da ognuno, interessandosi solo all’anima e alle sue attività: tutta l’opera missionaria del Signore si pose su un piano esclusivamente spirituale senza alcuna considerazione di carattere materiale, sia di campo sociale, politico, economico o altro.

Sri Caitanya trascorse diciotto anni a Puri discorrendo di questioni spirituali molto profonde nella più grande estasi. Viaggiando nell’India del sud riportò alla luce due Testi antichi di grande importanza: la Brahma-samhita e il Krishna-karnamrta, due Scritture autentiche ancora oggi oggetto di studio per coloro che seguono la via devozionale.

Dopo questo viaggio nel Sud dell’India, Sri Caitanya ritornò a Puri, dove continuò a rivelare nuovi divertimenti relativi alle Sue realizzazioni spirituali: durante questi anni migliaia di fedeli si recarono in città per vedere il Signore Caitanya nel corso delle feste annuali del Ratha-yatra, quando il Signore, nella Sua forma di Jagannatha, viene condotto in processione su un carro.

Il Signore lasciò nuovamente Puri, questa volta per viaggiare nel Nord dell’India e visitare Vrindavana, i luoghi dove era apparso nella forma di Krishna: mentre attraversava le giungle di Jharikhanda tutti gli animali (tigri selvagge, elefanti, orsi, cervi…) si unirono a Lui per partecipare al sankirtana, il canto pubblico dei santi nomi di Dio.

Al ritorno da Vrindavana si fermò a Prayaga e a Benares. Ovunque andò migliaia di pellegrini Lo seguirono: alcuni furono affascinati dal Suo aspetto fisico, altri dai Suoi canti melodiosi in glorificazione del Signore Supremo.

La Sua dipartita per il mondo spirituale avvenne nel 1533. Uno dei Suoi più intimi devoti paragonò l’intensità dell’amore del Signore Caitanya ad un vulcano dorato, la cui emissione vulcanica era destinata ad attraversare non solo l’India, ma anche il resto del mondo.