I Veda (letteralmente “conoscenza”) sono l’insieme delle Scritture che la tradizione considera di origine rivelata: rappresentano un’eredità preziosa non solo per l’India ma per tutto il genere umano. Essi racchiudono tutta la conoscenza accessibile all’uomo: con scientificità e precisione vi vengono trattati gli aspetti trascendentali più sublimi e tutti i diversi rami del sapere umano.

A volte si rischia di cadere nel pregiudizio che ciò che riguarda la conoscenza degli antichi sia cosa “superata”, “primitiva”, assumendo un atteggiamento di superiorità nei loro confronti. Il dottor Tiziano Valentinuzzi, astronomo dell’Università di Padova, a questo proposito in un articolo scrive: “Nell’affrontare lo studio delle Scritture vediche, e specialmente di quelle parti relative a contenuti scientifici, bisognerebbe liberarsi dai preconcetti di superiorità nei confronti degli antichi che potrebbero impoverire un’analisi dalla quale si può attingere grande saggezza e verità.

Gli antichi saggi vedici svilupparono le scienze astronomiche, mediche, del linguaggio, dell’architettura e della spiritualità in modo straordinariamente approfondito e preciso, tanto che ancora oggi sono tutt’altro che superati.”

Prendendo ad esempio l’astronomia, lo stesso dottor Valentinuzzi nel medesimo articolo afferma: “I Testi vedici sono una fonte inesauribile di importanti indicazioni che i grandi saggi del passato hanno elaborato ma soprattutto vissuto e realizzato. La presenza nei Veda di concetti astronomici che attualmente vengono considerati di una certa modernità è piuttosto frequente e possiamo concludere che nell’antichità c’era un vivo interesse per la ricerca e l’osservazione scientifica.”

A testimonianza di tale tesi si possono citare molti passi dalle Scritture: senza farne un’analisi particolareggiata, prenderemo solo qualche riferimento come esempio.
Oggi sappiamo che l’universo è una distesa immensa di milioni di galassie e che come il nostro, esistono molti altri universi: la Terra risulta essere un infinitesimale globo all’interno di questo immenso ed infinito spazio fisico.

Ma già nel Bhagavata Purana, opera scritta circa 5.000 anni fa, sono molti i passi nei quali si afferma che il pianeta Terra è solo uno dei tanti pianeti esistenti e che “ci sono innumerevoli universi oltre al nostro e benché siano estremamente estesi, si muovono come atomi in Te.” (Bhagavata Purana, 6.16.37)

Nell’Aitareya Brahmana troviamo la spiegazione dell’alternarsi del giorno e della notte, partendo dal presupposto della sfericità della Terra: “In realtà il Sole non sorge e non tramonta mai… quando arriva la fine del giorno produce due effetti opposti, crea la notte per quelli che stanno sotto e il giorno dall’altra parte.

Raggiunta la fine della notte crea il giorno per quelli che stanno sotto e la notte dall’altra parte.” (Aitareya Brahmana, 3.44) Il Markandeya Purana ci dice non solo che la Terra è sferica ma anche schiacciata ai poli e rigonfia all’equatore e sono molti i passi nei quali è affermato che il Sole si trova al centro del sistema solare.

Invece nel Visnu Purana è spiegato il fenomeno delle maree: “In tutti gli oceani la quantità totale di acqua rimane la stessa e non cresce né decresce; ma come l’acqua in un calderone si gonfia per il calore, così le acque dell’oceano crescono al crescere della Luna. Le acque benché non aumentino né diminuiscano, si dilatano e si contraggono mentre la Luna cresce e cala.”

Passando all’astrologia Valentinuzzi scrive: “Originariamente non c’era una netta separazione tra astronomia e astrologia. Che cosa c’era di più naturale che studiare i moti del Sole, della Luna, dei pianeti e delle stelle? I nostri avi notarono che le stagioni dell’anno seguivano i movimenti del Sole e della Luna, impararono a predire il ritorno delle stagioni, i movimenti dei pianeti, le eclissi e altro ancora.

Allo stesso modo impararono che al moto degli astri corrispondevano delle influenze sugli uomini che non erano sempre ovvie. L’astronomia è lo studio della realtà oggettiva del moto dei cieli, mentre l’astrologia è la scienza del significato invisibile di tali moti…

Gli antichi saggi vedici avevano una profonda conoscenza scientifica dei moti dei corpi celesti e il loro modo di praticare astrologia era tutt’altro che fantascientifico; anzi, essi consideravano la conoscenza vedica e quindi l’astrologia che ne fa parte, una conoscenza olistica in cui ogni settore del sapere interagiva armonicamente con tutti gli altri e tutti insieme erano dedicati allo sviluppo psichico, emotivo e spirituale dell’individuo.

Il grande maestro di spiritualità Srila Prabhupada era solito affermare che la conoscenza divina presentata dagli Scritti vedici è una scienza a tutti gli effetti, in quanto è possibile verificarla con l’esperienza ed ha un costrutto logico consistente.”

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