Supponiamo che in una riunione si trovi una banconota da cento dollari caduta dalla tasca di qualcuno. Se una persona trova la banconota e se la mette in tasca, è un ladro perché quel denaro non gli appartiene. Questo comportamento è detto bhoga, falso piacere.

Poi, di nuovo, qualcuno potrebbe pensare: “Perché dovrei toccarla? È di qualcun altro. Lasciamola lì. Non è una cosa che mi riguarda.” Questo comportamento è detto tyaga, rinuncia. Così, anche se la banconota è la stessa, una persona cerca di goderne, mentre un’altra cerca di rinunciarvi. Entrambi però, il bhogi e il tyagi, sono sciocchi.

I bhogi sono i karmi, quelli che lavorano duramente per sfruttare le risorse della natura materiale, come gli scienziati, per esempio, che fanno ricerche per intensificare lo sfruttamento. La loro intenzione in realtà è quella di rubare. D’altra parte i tyagi, che non sono capaci di rubare, hanno la filosofia della “volpe e l’uva”: “Ah, queste cose sono tutte inutili. Non ne abbiamo alcun bisogno.”

La maggior parte delle persone, naturalmente, è bhogi; cioè sta cercando di usare tutto per il proprio piacere dei sensi. Eppure, esistono persone deluse dal piacere dei sensi che dicono: “No, no, non abbiamo bisogno di queste cose.”
Continuando con il nostro esempio, tuttavia, vediamo che di fronte a una banconota da cento dollari trovata, la persona che agisce nel modo migliore è quella che la prende e pensa: “Qualcuno ha perso questo denaro. Devo trovare il proprietario.”

Chi restituisce il denaro rende un vero servizio. Sia chi prende il denaro per sé sia chi lo lascia a terra sono persone inutili. Così sia il bhogi che il tyagi sono inutili. Il bhakta, invece, il devoto, sa che ogni cosa appartiene a Krishna e ogni cosa deve quindi essere offerta a Lui. Questo è vero servizio.

Ogni cosa appartiene a Krishna. Che cos’è il corpo? È una combinazione di elementi materiali ( terra, acqua, fuoco, aria) e di sottili elementi psicologici (mente, intelligenza e falso ego). Krishna afferma: “Tutti gli otto elementi sono la Mia energia separata.” Allora, come potrebbero essere nostri il corpo e la mente? Anche se sostengo che il corpo è mio, non so nemmeno in che modo funzioni.

Un inquilino in un appartamento può pagare l’affitto, e in un modo o nell’altro può occupare l’appartamento e godere dei vantaggi che esso offre, anche se può non sapere perfettamente in che modo funzionino il riscaldamento e l’impianto dell’acqua. Così, anche se non conosciamo i particolari del funzionamento del corpo, lo usiamo, benché esso in realtà non appartenga a noi, ma a Krishna. Questi sono i fatti. Il corpo è composto di sensi e di mente, perciò anche i sensi e la mente appartengono a Krishna.

Io sono un’anima spirituale, ma ho ricevuto l’opportunità di usare una certa forma corporea materiale. Poiché l’ho voluta, Krishna, nella Sua bontà, me l’ha concessa. Ye yatha mam prapadyante tams tathaiva bhajamy aham. Se qualcuno vuole un corpo da re, Krishna glielo concederà; se seguirà il metodo prescritto, potrà avere il corpo di un re. E se qualcuno vuole un corpo di maiale per poter mangiare escrementi, Krishna concederà anche questa forma corporea.

Ora, tuttavia, nella forma di vita umana, dovremmo capire: “Se tutto appartiene a Krishna, perché sto sforzandomi di soddisfare questo corpo che considero mio? Ora che ho questo corpo dovrei invece servire Krishna.” Questa è intelligenza; questa è bhakti [servizio di devozione a Dio].

(Tratto da: Gli insegnamenti della regina Kunti, Qual è il nostro vero valore?)

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