Lo spirito dell’adorazione della divinità


L’arati è una diffusa cerimonia giornaliera che si svolge nei templi indiani. Rappresenta il mistero dell’adorazione della divinità.

Durante la cerimonia, chi compie l’adorazione offre vari oggetti alla divinità. La Bhagavad-gita spiega che il mondo è composto da otto elementi (terra, acqua, fuoco, aria, spazio, e a livello più sottile mente, intelligenza ed ego) e ogni oggetto che viene offerto durante l‘arati ne rappresenta uno.

L’arati è concepito per essere l’offerta di tutta la creazione all’Essere Supremo che l’ha generata. E’ quindi un atto di gratitudine e un’espressione del desiderio di armonia con il Suo volere.

L’arati è concepito come un modo per contraccambiare l’amore di Dio, come quando un figlio cucina qualcosa per i genitori con gli ingredienti che loro gli hanno fornito.

Si comincia l’arati facendo ondeggiare un incenso davanti alla divinità. La cerimonia prevede poi l’offerta di un fiore. Questi due oggetti rappresentano entrambi la terra, che è caratterizzata dal profumo.

Poi un piccolo contenitore, che spesso è una conchiglia, viene riempito d’acqua e offerto. La qualità dell’acqua è il gusto.

Una piccola fiamma rappresenta poi il fuoco, ha la qualità caratteristica della vista.

In seguito viene offerto un ventaglio, spesso impreziosito con piume di pavone o una coda di yak, che rappresenta l’elemento aria, caratterizzato dal contatto.

Con ogni articolo, chi compie l’adorazione recita un mantra e per tutto il tempo dell’arati si suona una campanella piccola o grande.

Questo suono sacro, che vibra nello spazio, costituisce l’offerta di spazio, la cui caratteristica è il suono.

Rimanere assorti nell’esperienza dell’arati è un’offerta della mente, la concentrazione sui dettagli dell’arati è un’offerta dell’intelligenza e l’attitudine di servizio con cui vengono offerti gli oggetti è un’offerta dell’ego.

Quindi l’arati coinvolge tutti i sensi: la vista, l’odorato, l’udito, il gusto e il tatto. E attraverso l’offerta alla divinità, l’intero essere partecipa all’offerta della creazione al suo creatore con amore e gratitudine.

Gli arati svolti comunemente all’alba e al tramonto, possono trasformare il modo di pensare di chi vi partecipa. I pensieri riguardanti il mondo temporaneo vengono messi da parte, e si va sempre più in profondità nel ricordare con piena concentrazione l’Amato Supremo.

Gli occhi vedono la bellissima forma della divinità e le orecchie ascoltano il suono della campanella e il canto dei santi nomi, poiché l’arati è spesso accompagnato dal kirtan.

Il corpo dondola al ritmo del kirtan melodioso. Quando la mente, almeno per qualche istante, si lascia alle spalle le sfide di questo mondo, l’anima è di nuovo a casa.

(Tratto da: Ritorno all’Anima di Radhanath Swami)