“La vera religione consiste nel conoscere Dio, la relazione che ci unisce a Lui, i nostri doveri verso di Lui e, infine, il nostro destino dopo aver lasciato il corpo materiale.

Ma le anime condizionate, prigioniere dell’energia materiale, hanno una scarsa conoscenza di questi principi di vita; la maggior parte di loro vive come gli animali: mangiano, dormono, si accoppiano, hanno paura e si difendono.

Questi esseri degradati, col pretesto della religiosità, della conoscenza o della salvezza, rincorrono avidamente solo il piacere dei sensi. E quest’età di Kali, età della discordia, li rende ancora più ciechi. […] Sono così ciechi da essere incapaci di vedere al di là delle esigenze del corpo.

Non sanno niente dell’anima spirituale, situata oltre il dominio della mente, dell’intelligenza e del falso ego, ma sono molto fieri dei loro progressi nel campo della conoscenza empirica, della scienza e del benessere materiale.

Poiché hanno perso di vista il vero scopo dell’esistenza, si espongono in questa vita a innumerevoli rischi […] la Bhagavad-gita e lo Srimad-Bhagavatam sono come due fiaccole nella notte del kali-yuga, due fonti di luce per guidare gli uomini ciechi di questa era. […] La Bhagavad-gita è uno studio preliminare allo Srimad-Bhagavatam, che rappresenta il summum bonum della vita, o Sri Krishna in persona.

Dobbiamo quindi riconoscere nello Srimad-Bhagavatam la manifestazione di Sri Krishna. Chi vede lo Srimad-Bhagavatam così com’è vede anche Sri Krishna in persona, perché non sono differenti l’uno dall’altro.”

(Srimad-Bhagavatam, 1.3.43)