Nessuno può avvicinare Dio, ma Egli può essere conquistato con il mezzo più semplice, ed è proprio questo l’insegnamento ultimo di Sri Caitanya Mahaprabhu: è sufficiente che l’essere desideroso di avvicinare il Signore Supremo si liberi da ogni arroganza, diventi umile e si sforzi di vivere pacificamente, assorto nell’ascolto dei discorsi di anime realizzate, che rivelano il messaggio del bhagavata-dharma, la religione eterna che glorifica il Signore Supremo e i Suoi devoti.

Glorificare le grandi personalità è un istinto dell’uomo, ma sono pochi quelli che imparano a glorificare il Signore; tuttavia questo semplice atto di glorificare Dio in compagnia di anime realizzate permette di raggiungere la perfezione dell’esistenza.

Il Signore Caitanya insegna dunque la necessità di ricercare sinceramente la compagnia di puri devoti ascoltando con pazienza e sottomissione le loro parole, qualunque sia la nostra condizione sociale: appartenere ai ceti superiori o inferiori della società non rappresenta un ostacolo al servizio di devozione e alla realizzazione spirituale.

Sri Caitanya paragona il servizio di devozione ad una pianta: Egli consiglia di proteggere con grande cura la pianta della bhakti dall’elefante infuriato che rappresenta l’offesa commessa verso un puro devoto del Signore; bisogna proteggerla anche dai desideri di godimento materiale poiché rappresentano un ostacolo allo sviluppo del servizio di devozione, così come anche dalla violenza verso gli esseri viventi, dalla sete di guadagno o di fama terrena.

Il servizio di devozione puro deve essere libero da ogni bramosia per i piaceri dei sensi, da ogni desiderio per i frutti delle azioni e da ogni volontà di identificazione con l’Assoluto poiché Sri Caitanya più volte sottolinea nelle Sue discussioni con gli impersonalisti che anche nello stato liberato rimaniamo subordinati e in una eterna relazione di servizio nei confronti del Signore Supremo; occorre anche liberarsi da ogni identificazione materiale: soltanto allora, situati nella purezza trascendentale, si potrà servire il Signore con i sensi interamente purificati.

Il servizio di devozione viene svolto in due fasi: dapprima come esercizio, poi in modo più spontaneo, motivato da sentimenti più profondi. E una volta raggiunto il piano dell’emozione spontanea, si può progredire ancora sviluppando attaccamento per il Signore e un amore sempre più intenso, percorrendo nella via dell’ascesa verso la perfezione devozionale tappe sempre più elevate.

Il puro servizio di devozione si manifesta in cinque differenti gradi di scambi: lo stato di realizzazione spirituale che segue la liberazione dalla schiavitù materiale corrisponde ad uno scambio che si può considerare neutro (santa); una volta sviluppata la conoscenza sublime delle perfezioni interne del Signore, si può raggiungere uno scambio attivo detto dasya; su questa nuova base si può sviluppare un rispettoso sentimento fraterno verso il Signore che si trasforma in una relazione d’amicizia (sakhya); al di là si trova lo stadio di affetto parentale per il Signore (vatsalya); infine c’è il livello dei sentimenti amorosi (madhurya), considerato il più alto grado di amore per Dio, sebbene sul piano qualitativo non esista alcuna differenza tra questi cinque scambi.

Sri Caitanya Mahaprabhu lascia come insegnamento scritto solo otto versi (sloka), conosciuti come Siksastaka, nei quali mostra non solo apprezzamento verso il santo nome, ma insegna anche come cantarLo e come si può aumentare il gusto nella pratica del canto: “Si dovrebbero cantare i santi nomi del Signore in un umile stato di mente, considerandoci inferiori ad un filo di paglia nella strada, diventando più tolleranti di un albero, privi di ogni senso di falso prestigio e sempre pronti ad offrire i nostri rispetti agli altri. In questo stato di mente si possono cantare i santi nomi del Signore costantemente. O Signore onnipotente, non desidero ricchezze, non desidero belle donne e non voglio discepoli. Desidero solo impegnarmi nel Tuo incondizionato servizio d’amore, vita dopo vita.” Tutti gli altri scritti sul culto divino che Egli divulgò sono dovuti alla penna dei principali discepoli del Signore, i sei Gosvami di Vrindavana, e dei loro successori.

Ma il Suo più grande insegnamento è stato l’esempio pratico della Sua vita: Sri Krishna stesso è apparso nella forma di un Suo devoto per dare l’esempio da seguire a chiunque desideri sinceramente sviluppare amore per Dio, amore più o meno latente nel cuore di ciascun essere vivente, enfatizzando il potere del santo nome.

Nel Suo comportamento con gli altri Sri Caitanya Mahaprabhu fu sempre irreprensibile, comportandosi come un perfetto sannyasi: pur essendo Dio, la Persona Suprema, aderì rigidamente anche ai minimi doveri di un sannyasi, mostrando così il carattere dell’uomo ideale.

Studenti religiosi di tradizioni diverse hanno descritto e riconosciuto il contributo unico che il Signore Caitanya ha lasciato, e tra questi anche un teologo cristiano (John Moffitt) scrive di Lui in maniera adulatoria: “Se mi fosse stato chiesto di scegliere un uomo nella storia della religione indiana che meglio rappresenti il puro spirito devozionale, avrei scelto Sri Caitanya…

Tra tutti i santi ricordati nella storia, sia in Occidente che in Oriente, chi meglio di Lui incarna il supremo esempio di amore estatico per Dio? Questo straordinario uomo, che apparteneva al periodo della fine del quattordicesimo secolo, rappresenta il culmine della scuola devozionale cresciuta intorno a Krishna… Il Signore Caitanya amava intensamente la natura.

È stato detto che, come San Francesco d’Assisi, aveva poteri miracolosi verso gli animali selvatici. La Sua vita nella santa cittadina di Puri è la storia di un uomo continuamente intossicato spiritualmente. Discorsi illuminati, contemplazioni profonde, continua comunicazione con Dio erano avvenimenti quotidiani.”

Sri Caitanya Mahaprabhu fu e continua ad essere di ispirazione per centinaia di migliaia di persone e la Sua missione non si diffuse solo in India ma esplose anche nel resto del mondo: gli insegnamenti del Signore Caitanya sono stati infatti divulgati in ogni continente da Bhaktivedanta Swami Prabhupada e dall’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna (ISKCON) da lui fondata.