Sebbene Bhaktivedanta Swami fosse assistito solo da un piccolo gruppo di seguaci, guidato da una visione lungimirante e fiduciosa, nell’estate del 1966 decide di fondare l’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna (ISKCON) che si sarebbe presto diffusa in tutto il mondo.

I ragazzi del Lower Est Side cominciarono a considerare lo Swami come loro maestro spirituale e ad affidargli la guida della loro vita. Impegnò i ragazzi a cucinare e a battere a macchina ma non è che lui lavorasse di meno: nelle prime ore del mattino, dalle due in poi, batteva a macchina le traduzioni e le spiegazioni del suo Srimad-Bhagavatam e, durante la giornata, distribuiva abbondantemente la sua saggezza incontrando persone di tutti i tipi per ore, giorno dopo giorno.

Uno degli aspetti dello Swami più apprezzati dai ragazzi era il suo incoraggiamento a mangiare più prasadam possibile perché, spiegava, il cibo offerto a Dio è spirituale ed ha il potere di purificare: questo creava un’atmosfera di allegria e familiarità. Per i ragazzi il cibo che lo Swami offriva loro non solo li avrebbe purificati ma era anche delizioso e saporito, molto meglio del cibo americano. Dallo Swami emanava un senso di dolcezza libera da ogni egoismo, una devozione totale.


Presto alcuni dei ragazzi presero l’iniziazione dopo aver pronunciato i voti, ossia la promessa di cantare ogni giorno sedici giri sul rosario e di rispettare i quattro principi regolatori: non consumare carne, pesce e uova; non fare uso di alcun prodotto intossicante (compresi droga, alcol, tè, caffè e sigarette); non avere rapporti sessuali illeciti (fuori del matrimonio); non abbandonarsi ai giochi d’azzardo e alla speculazione monetaria.

Un discepolo iniziato si assume inoltre la responsabilità di diffondere gli insegnamenti del suo maestro spirituale. Una domenica andarono per la prima volta a cantare con lo Swami nel parco e, dopo che lo Swami diede inizio al canto collettivo dei santi nomi di Dio, un pubblico interessato si riunì sempre più numeroso fino a diventare una folla di un centinaio di persone che cantavano e danzavano con grande trasporto.

Anche se i brahmana di casta in India avrebbero disapprovato il fatto che lo Swami stesse frequentando degli intoccabili come quei drogati americani, mangiatori di carne, egli sapeva che quello che stava facendo era perfettamente autorizzato dalle Scritture nelle quali è chiaramente affermato che la coscienza di Krishna deve essere insegnata a tutti i popoli, in quanto tutti sono anime spirituali eterne e tutti, senza distinzione, possono essere elevati al più alto livello della vita spirituale cantando il santo nome di Dio.

Quando tornò al negozietto trovò una folla di persone venuta dal parco per aspettarlo: volevano saperne di più sulla danza e sul canto, sull’anziano swami e i suoi discepoli. Da quel giorno cominciarono kirtana regolari nel parco e vennero scritti articoli sui giornali: al negozietto durante gli incontri serali non si trovava nemmeno più posto per sedersi.

Ben presto iniziarono le feste della domenica e Bhaktivedanta Swami pensò che fosse giunto il momento di far risorgere anche la sua rivista Back to Godhead affidandone la responsabilità ai suoi discepoli.


San Francisco

Nel gennaio del 1967, con grande dispiacere dei suoi ragazzi, decise di trasferirsi per alcune settimane a San Francisco raggiungendo un suo discepolo che lì affittò un negozietto per farne un altro tempio. Venne accolto con grande entusiasmo all’aeroporto da una cinquantina di giovani, la maggior parte dei quali ancora non lo conoscevano, e dai giornalisti dei più importanti quotidiani di San Francisco, il Chronicle e l’Examiner.


Il suo arrivo venne riportato anche nel telegiornale della sera. I kirtana della sera e del mattino avevano già reso famoso il tempio di San Francisco in Haight-Ashbury, ma quando i devoti cominciarono a distribuire gratuitamente un pasto al giorno, il tempio diventò davvero parte integrante della comunità: spesso arrivavano anche centocinquanta o duecento hippy dalle strade e i devoti avrebbero dato da mangiare a chiunque fosse venuto da loro.

Alcuni rimanevano e diventavano devoti, altri prendevano il prasadam e se ne andavano. L’opinione pubblica era molto preoccupata per il massiccio afflusso di giovani a San Francisco: la polizia e gli assistenti sociali erano in allarme per i problemi di salute e la miseria, specialmente in Haight-Ashbury. Per questo le autorità locali accolsero con gioia il servizio offerto dal tempio di Swami Bhaktivedanta, e quando i consiglieri comunali si trovarono a discutere la proposta di formare un comitato di emergenza per affrontare la crisi, chiesero la partecipazione dello Swami per la sua straordinaria abilità a far uscire i ragazzi dalla droga grazie alla devozione.

Dopo due mesi e mezzo Bhaktivedanta Swami, ormai conosciuto come Srila Prabhupada, ritornò a New York dove ebbe un forte attacco di cuore. Iniziò ad avere delle palpitazioni e forti dolori: cominciò a paralizzarsi tutta la parte sinistra del suo corpo. Chiese di mettere il quadro del suo maestro spirituale sul muro davanti a lui e ai suoi discepoli di pregare Krishna affinché gli concedesse di terminare la sua missione.

Non aveva fiducia nei dottori e si fece la diagnosi da solo chiedendo di essere massaggiato al petto, ma i suoi discepoli terrorizzati chiamarono un’ambulanza. Il personale ospedaliero, con profonda amarezza dei ragazzi, lo considerò come un qualsiasi vecchio con problemi cardiaci, un buon soggetto per le loro analisi statistiche.

Appena Prabhupada si ristabilì un pochino chiese ai discepoli di essere portato via, cosa che fecero nonostante le minacce dei dottori che dicevano che per colpa loro lo Swami sarebbe morto. Per quei ragazzi fu un’esperienza orribile. Per ristabilirsi Srila Prabhupada ritornò in India dove, con il caldo di Vrndavana e le medicine ayur-vediche, riacquistò velocemente la salute. Presto ritornò di nuovo in America.


Grande espansione

Consapevole del poco tempo rimasto a sua disposizione e della portata della sua missione, Prabhupada lavorò instancabilmente: dal 1968 al 1969 si spostò in continuazione attraverso gli Stati Uniti aprendo nuovi centri a Boston, Montreal, Santa Fé, Los Angeles, Seattle. Partecipò al festival del Ratha-yatra a San Francisco: attraverso il Golden Gate Park nel 1969 diecimila persone seguirono la grande manifestazione.

Dovunque Bhaktivedanta Swami si fermasse, rimase in contatto con tutti i suoi devoti e seguì per corrispondenza l’amministrazione del movimento in fase di sviluppo.

Alcuni dei suoi discepoli più audaci si offrirono spontaneamente di portare la coscienza di Krishna in Europa, anticipando l’arrivo di Srila Prabhupada stesso che visitò prima la Germania, verso la fine del 1969, e poi l’ Inghilterra, dove venne aiutato da John Lennon, che lo ospitò per alcuni mesi nella sua tenuta, e specialmente da George Harrison, che produsse anche un disco nel quale i discepoli cantavano il maha-mantra, disco che in poche settimane raggiunse il record di vendite in molti paesi europei, compresi quelli dell’Europa orientale.

Nel 1970 si spostò soprattutto negli Stati Uniti, dove iniziò centinaia di discepoli. Ripetutamente affermò di voler dedicare una parte del suo tempo al suo lavoro letterario, ma era assediato dall’amministrazione relativa ai centri Hare Krishna che si stavano diffondendo in tutto il mondo, compito che lo impegnava perfino nei particolari. Per questo creò un corpo governativo (GBC) di dodici discepoli e fondò anche la Bhaktivedanta Book Trust (BBT) al fine di organizzare la stampa e la distribuzione delle opere da lui tradotte.

Ogni mese, e talvolta ogni settimana, un nuovo centro si apriva, finché ve ne furono a dozzine soltanto negli Stati Uniti. Anime coraggiose si avventurarono in Australia e in Asia, in altri paesi d’Europa e in Africa e dovunque andassero seguirono la semplice formula voluta da Srila Prabhupada e dai precedenti maestri spirituali.

Verso la metà degli anni settanta lo Swami volle raggiungere un nuovo obbiettivo: riportare la coscienza di Krishna in India, dove il proliferare di swami non autentici e di presunte e false incarnazioni di Dio avevano creato confusione circa l’effettiva conclusione delle Scritture vediche. Tornò in India dopo tre anni accompagnato dai suoi discepoli occidentali e gli indiani, vedendo la serietà e la devozione di questi ragazzi, gradualmente cominciarono a rispettare Bhaktivedanta Swami Prabhupada come un grande santo dell’India.

A questo punto dette inizio a una delle sue più difficili campagne: la costruzione di grandi e sontuosi templi a Bombay, Mayapura (il luogo di nascita di Sri Caitanya) e Vrindavana (dove apparve Sri Krishna). Incontrò enormi difficoltà ma era deciso a creare non solo i templi, ma anche residenze per gli ospiti ad essi collegate affinché le persone potessero praticare la coscienza di Krishna con assiduità nell’atmosfera ispirante dei luoghi santi.

Nei primi anni settanta i viaggi di Prabhupada raggiunsero il culmine dato che ormai, per seguire la grande espansione del suo movimento, attraversava non soltanto gli Stati Uniti ma tutto il globo terrestre: in questi anni fece circa quattordici giri completi del mondo recandosi a Mosca, Parigi, Roma, Nairobi, nel Sud dell’Africa, Messico, Sud America, Australia e altre aree.

Pur viaggiando continuamente continuò le sue traduzioni: si alzava all’una del mattino per studiare i commentari dei maestri spirituali che lo avevano preceduto e poter scrivere i suoi commenti sullo Srimad-Bhagavatam. Ma nel 1977 la salute di Prabhupada peggiorò.


Dipartita

Ritenendo che la sua fine non fosse lontana, chiese di essere ricondotto a Vrindavana e che i devoti del corpo governativo lo raggiungessero per prendere tutti i provvedimenti necessari affinché il Movimento procedesse dopo il suo trapasso.

Nella sua stanza volle essere circondato da tutti i suoi discepoli ai quali chiese di cantare ininterrottamente il mantra Hare Krishna. Non volle medici, in quel momento più che mai desiderò la medicina del santo nome.

In tutta la sua vita fu di esempio e sapeva di dover mostrare alla gente anche come morire. Il 14 novembre del 1977, alle sette e mezza di sera, nella sua stanza al tempio di Krishna-Balarama a Vrindavana, diede la sua ultima istruzione lasciando questo mondo materiale e tornando nel regno di Dio: lasciò il corpo serenamente, cantando e ascoltando i santi nomi di Krishna.

La sua dipartita fu esemplare come esemplare fu l’intera sua vita: era venuto in questo mondo su richiesta di Dio per insegnarci come vivere una vita pura di coscienza spirituale, il che includeva l’insegnamento finale, come partire da questo mondo per ottenere la vita eterna.


Oggi

Bhaktivedanta Swami Prabhupada è considerato oggi il maestro di filosofia vedica più autorevole ed è anche il più letto: ha pubblicato numerose opere essenziali come la Bhagavad-gita, i primi nove Canti dello Srimad-Bhagavatam e una parte del decimo (in tutto trenta volumi), la Sri Isopaniṣad, Gli insegnamenti di Sri Caitanya, Il Nettare della Devozione, Il Libro di Krishna, la Caitanya-caritamrta.

I suoi libri oggi vengono tradotti in tutte le lingue e distribuiti a decine di milioni in tutto il mondo. Il grande merito di Srila Prabhupada è stato quello di rendere comprensibile, adattandolo ai tempi moderni, l’originale messaggio dei Veda, senza interpretazioni arbitrarie e nel pieno rispetto degli insegnamenti della successione dei maestri autentici, permettendone la diffusione e la conoscenza nel mondo occidentale.