Una ragazza dai lunghi capelli seduta presso la predella dello Swami alzò la mano e chiese come se fosse in uno stato di trance:

“Quando canto, sento una grande concentrazione di energia sulla fronte e poi sopraggiunge un ronzio e vedo una luce rossastra.”
“Continua a cantare”, rispose lo Swami, “e tutto si chiarirà.”

“Va bene, ma che cosa produce il canto?” Sembrava uscita dal trance, ora.
“Il canto produce canto”, rispose lo Swami, “proprio come quando canti il nome del tuo amato. Se c’è qualcuno che tu ami molto vorrai ripetere continuamente il suo nome. È a causa dell’amore.”

Un uomo parlò senza alzare la mano: “Ma il suono non può produrre una specie di ipnotismo? Se io cantassi in continuazione Coca Cola non sarebbe la stessa cosa?”

“No”, rispose Prabhupada. “Prendi qualsiasi parola, ripetila per dieci minuti e proverai disgusto. Ma noi cantiamo per ventiquattr’ore al giorno e non ci sentiamo stanchi. Oh! Noi ci sentiamo pieni di nuova energia.”

Le domande sembravano più rilevanti ora. Gli ospiti avevano già tutti cantato nel parco e ora volevano la dimostrazione filosofica di ciò che avevano sperimentato. […]

“Il metodo del canto permette di ripulire la mente”, disse Prabhupada. “Siamo così pieni di concezioni errate riguardo a noi stessi, riguardo a questo mondo, riguardo a Dio e alle relazioni che legano tra loro tutte queste cose. Abbiamo tante apprensioni. Questo canto ci aiuterà a pulire la mente. Allora capirai che questo canto non è differente da Krishna. […]

All’inizio devi solo cantare. In qualunque posizione ci troviamo, non importa. Se cominci a cantare, il primo beneficio che troverai sarà ceto-darpana-marjanam: la mente si pulirà da ogni genere di sporcizia, e lo stadio successivo sarà che le sofferenze, le miserie di questo mondo materiale, decresceranno.”

(Tratto da: Srila Prabhupada-lilamrita, Restare su per sempre)

CategoryMaha Mantra

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